Paolo “Batà” dei Batà Ngoma -viaggio Napoli-Cuba con una bagaglio colmo di musica e spiritualità

Paolo “Batà” dei Batà Ngoma -viaggio Napoli-Cuba con una bagaglio colmo di musica e spiritualità

Paolo “Batà” dei Batà Ngoma

viaggio Napoli-Cuba con una bagaglio colmo di musica e spiritualità

Intervista a Paolo Batà dei batà Ngoma

Paolo “Batà” Bianconcini, percussionista e cantante di esperienza nazionale ed internazionale, diviso tra Napoli e Cuba, comincia il suo percorso artistico con Enzo Avitabile a cui deve anche il suo nome d’arte “Batà”.

Allievo prima e collaboratore poi di Giovanni Imparato, partecipa all’inizio della sua carriera a molti progetti importanti (Cuba Sound Sistem, Esuli, Carosone Latino Tammunba ).

Continua a studiare la tradizione e la cultura Afrocubana in giro per il mondo tra Parigi, Roma e Cuba, avendo l’opportunità di suonare con importanti esponenti della stessa (Javier “Campos” Martinez, Louis Chacòn Aspirina , Youruba Andabo, Abbilona.

Contemporaneamente non abbandona le sue radici partenopee arrangiando ed incidendo 7 dischi con il progetto “Jovine” di Valerio Lovine e Massimo JRM Jovine dei 99 Posse, incidendo e collaborando con Tony Esposito e suonando con il gruppo “Tamambulanti” con l’intento di interpretare, arricchire e ricercare le sonorità della cultura popolare del sud Italia; lavora inoltre come percussionista nel progetto musicale di Nello Daniele in memoria di Pino Daniele partecipando ai concerti al Palapartenope.

Fonda e dirige l’orchestra di percussioni afrocubane e gruppo di ricerca BATALAB, fonda e dirige l’Orchestra Acustica del Pausyllipon patrocinata dal CSI Gaiola arrangiando e incidendo anche un disco. Si laurea in lingue e culture di Asia e Africa presso Istituto Universitario “L’Orientale” ed al conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli.

Insegna percussioni ormai da un decennio in molte scuole di musica di Napoli ed in diversi istituti statali, collaborando e suonando con diverse associazioni di volontariato.

Continuamente in evoluzione e costante ricerca e sperimentazione fonda il gruppo Batà Ngoma attraverso il quale unisce il suo interesse per la tradizione afrocubana con le sue radici partenopee, progetto che ha trovato negli ultimi anni grande spazio nel panorama dei locali partenopei e nelle piazze e nei festival del sud Italia.[ufficio stampa Manuela Ragucci]

-La musica e la cultura napoletana sono da sempre influenzate da contaminazioni estere. In te è intrinseca questa combinazione culturale. Napoli e Cuba. Musicalmente come si sposano queste due realtà?

Napoli è il risultato della mescolanza di genti e culture da millenni e tante informazioni sono ancora li tra i vicoli aspettando la sensibilità giusta per coglierle. Una città straordinaria che nasconde (neanche troppo) tra le sue pietre la magia e lo spirito esoterico degli ancestri del passato.

Ho viaggiato la prima volta a Cuba all’età di diciotto anni e subito mi ha colpito la somiglianza che c’è tra il popolo cubano e quello partenopeo, tra i vicoli dell’habana e quelli napoletani tra il Malecon e il nostro lungomare.

La gente vive la strada e la racconta nella propria arte,  ogni giorno è un nuovo giorno e solo l’aiuto di Santi e Madonne puo’ aiutarci ad andare avanti.  Superstizione e genialità, sacro e profano, amore e violenza sono il “sabor” che accomuna i nostri popoli.

La musica è espressione di tutte queste sfaccettature tipiche di un popolo di mare, un popolo che vive, ama e soffre cantando.

-Nella Regla de Ocha i tamburi batà permettono all’uomo di comunicare con il divino. Senza mescolare il Sacro con il profano, si può anche qui, a Napoli, utilizzare la musica per comunicare con lo spirito comunitario della città per lanciare messaggi importanti?

Nel corso degli anni ho avuto la fortuna di comprendere la funzione della musica ed ogni giorno cerco di mettere in atto quello che ho appreso. La musica nasce proprio per accompagnare l’ascoltatore in stati di coscienza “altri” e a Cuba il suono dei Tamburi Batà e la voce dell “akpuòn” servono per canalizzare l’arrivo dell’Orichas, la possessione. Un momento di catarsi e di comunicazione diretta con la divinità. Al di là dei risvolti antropologici e sociologici è un momento molto intenso e condiviso dai partecipanti con molta serenità ed aspettativa. Per cui la musica può tutto e può ovunque ma va canalizzata nella giusta maniera e forse qui siamo un po’ disabituati ma bastano tre concerti del Batà Ngoma e qualche ricordo del passato può riaffiorare; dopotutto Napoli durante l’inquisizione è stata una delle poche città a conservare proprio quella scintilla di sacro che c’è nella natura.

-Come è cominciato questo tuo viaggio verso Cuba? Cosa ci hai trovato?

Tutto è iniziato a 12 anni quando ho iniziato a studiare le percussioni ed ho intrapreso la mia ricerca in un mondo molto vasto. Nel corso degli anni ho conosciuto la musica afrocubana e grazie ad uno dei miei primi maestri Giovanni Imparato ho iniziato a studiare la liturgia yoruba ed a viaggiare verso Cuba. Si dal primo momento sono stato colpito dalla moltitudine di coincidenze che sono capitate li e mi sono reso conto che è una terra potentissima. Un unicum nel mondo , l’ultima isola di anticapitalismo ed antiamericanismo. Una terra dove convivono etnie, religioni e culti senza contrasti anzi integrandosi. Un esempio di cultura educazione ma messo in ginocchio dall’America. Nonostante ciò a Cuba si investe molto nella cultura afrocubana, più di quanto facciamo noi, e sopravvivono sull’isola moltissime espressioni delle antiche etnie Arara Yaea Bantu alcune delle quali in Africa non sono neanche più presenti.

-Una Napoli tribale i cui vicoli offrono canti antichi, precedenti anche alla loro costituzione, che corrono indietro nel tempo a prima ancora della nascita stessa della città. Echi senza tempo, immagini millenarie di uno spirito partenopeo. È possibile che questa musica, connubio di napoletanità e misticità afrocubana, fatta di percussioni tribali, possa farci fare questo viaggio nel tempo senza tempo?

E’ quello che ci auguriamo ogni volta che facciamo musica. Essa stessa non ha tempo nè misura reale, non ha padroni nè schiavi; è lo stesso inesorabile mutare della vita. Quindi vi invitiamo a seguirci nel nostro viaggio, vi assicuriamo che poi vi riporteremo indietro.

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