Le donne ed il nostro IO da salvare- intervista al rapper Domity

Le donne ed il nostro IO da salvare- intervista al rapper Domity

 

Le donne ed il nostro IO da salvare

intervista al rapper Domity

Domity, pseudonimo di Marco Montanino, classe ’91, nasce a Napoli e trascorre l’infanzia e l’adolescenza tra il capoluogo partenopeo ed il litorale domizio, in provincia di Caserta, luogo a cui si ispira anche per il suo nome da rapper e da cui parte per raccontare le storie che metterà in musica dedicandosi a temi legati al sociale, in particolare quelli radicati nel tessuto sociale della sua terra.
Domity muove i primi passi nella scena musicale nel 2008, formando un collettivo che si scioglierà poi nel 2014. Dopo un anno di pausa torna a produrre nuova musica e si dedica alla composizione del primo album da solista, di cui cura inoltre parte delle produzioni avendo aver appreso nel tempo anche l’arte del beatmaking. Le restanti basi musicali sono affidate al beatmaker Joe Canc e tutti i cantati del disco alla voce di Djarah, l’intero progetto viene registrato, mixato e masterizzato nello Studio Emme61 di Alessandro Sgambati, musicista e tecnico con esperienza ventennale nel settore. A gennaio 2018 Domity pubblica il primo singolo con relativo videoclip-documentario, “Domiziana”(per la regia di Gianluigi Sorrentino – Incolore Communication), che rappresenta un viaggio interiore all’interno dei luoghi dove Domity ha trascorso l’adolescenza, ed è una presentazione artistica del cantante. Ottiene una buona critica e presenta la canzone in un paio di trasmissioni radiofoniche e venendo pubblicato su alcune testate giornalistiche locali e non. Nel maggio 2018 fa uscire il secondo singolo con video(per la regia di Giorgio Marangolo – Magnetwo), “Pagine Su Pagine”, un magistrale storytelling che ha come tema portante il riscatto sociale, e a Giugno 2018 matura la sua prima esperienza live da solista(affiancato dalla corista Martina Striano), esibendosi alla festa di Onda Web Radio, radio web già conosciuta nell’ambiente partenopeo, dove divide il palco con musicisti, attori ed altri artisti campani. Ad Ottobre 2018 lancia l’ultimo singolo “Doppia identità” prima dell’uscita definitiva del disco completo, prevista per i primi mesi del 2019.

Doppia Identità” il videoclip del suo nuovo singolo  che, dopo aver affrontato temi che raccontano della realtà del suo territorio, ovvero dell’area della Domitiana di cui ha analizzato il tessuto sociale nel precedente brano “Domiziana” e ancora trattando di riscatto  nel brano “Pagine su pagine”, Marco Montanino ritorna ad affrontare temi sociali e di grande attualità, come il femminicidio, e lo fa con un testo crudo che racconta la storia di una donna, apparentemente persa, etichettata dalla gente come una sbandata che forse ha concluso la sua vita terrena inciampando nel girone dell’alcool o della droga come è accaduto a grandi star sfortunate come Whitney Houston o Elvis Presley, ma in realtà è una giovane donna come tante, che da ragazzina sognava l’amore cantato dalla voce di Mina e credeva nelle parole di Coelho, ma che poi purtroppo è caduta nella trappola di un non amore insano che l’ha uccisa, non solo metaforicamente. Una cronaca di una morte annunciata come quelle che riempiono le pagine di nera e purtroppo i tanti talk show che inseguono audience in tv, ma questo brano di Domity avverte quasi un’urgenza, un segnale da dare alle nuove generazione di innamorati, fidanzati, amici, amanti, la voce di un giovane che parla ai giovani raccontando dell’ennesima storia di sangue che non dovrà mai più ripetersi.
“L’amore non è questo- sembra dire Domity nei suoi versi quando racconta di questa storia cruda- l’amore non è femminicidio” e soprattutto il rapper sembra dire che non bisogna nascondere questi fenomeni celandosi dietro ad una doppia identità, ma che bisogna assolutamente denunciare, solo così si potrà uscire da questo vortice di violenza. E ancora, dalle rime di Domity arriva quasi un urlo: “Bisogna troncare le relazioni insane che sfociano in episodi di violenza”, il giovane rapper sembra voler mettere in guardia ogni donna da chi maschera la gelosia morbosa spacciandola per amore.
Il videoclip del brano per la regia di Giorgio Marangolo (Magnetwo Team) racconta in immagini la storia descritta dal testo interpretata da due giovani attori ( Gianluca Tesone e Camilla Cervicato).Un giro in scooter unisce i frammenti di questa storia sbagliata che si conclude con triste epilogo racchiuso nei petali di una rosa rossa sulla fredda lapide.

 

1.La violenza sulle donne sappiamo, o dovremmo sapere, che oltre che fisica può essere psicologica. Nel tuo singolo” Doppia identità” racconti di una ragazza che si è rifugiata in un amore “sbagliato” che le lascia come segno non solo i lividi sul viso ma anche sul cuore e nella mente. Lividi che inevitabilmente la portano sull’orlo del baratro, che la consumano dentro ed allora non può far altro che annebbiarsi ed annullarsi la mente con alcol e droga. Allora si può capire che da quella violenza scaturisce una triplice sofferenza: quella fisica e morale generata dall’ “amore” violento; quella autodistruttiva ed infine quella creata da chi guarda dall’esterno e non sa e giudica chi percorre la strada della vita sbandando in modo evidente. Qual è il modo per salvare questa ragazza? Esiste?

–  La ragazza di cui ho parlato è figlia dei nostri tempi dato che nel pezzo ci sono molti riferimenti ad una cultura contemporanea o passata(musicisti ed attori menzionati nel testo) e secondo me no, non è possibile salvarla in quanto per farlo bisognerebbe cambiare la società attuale alla base. Tralasciando la condizione delle donne in certi contesti estremi(come ad esempio alcuni paesi mediorientali) anche nel mondo occidentale c’è solo una parvenza di parità sessuale, apparente parità che penalizza quasi sempre le donne ma in alcuni casi si ripercuote anche sugli uomini. In una realtà in cui la ragazza si sarebbe potuta salvare, avrei probabilmente girato un videoclip in cui la protagonista guida lo scooter e metà dei poliziotti che arrestano lo stalker in motocicletta sarebbero stati donne. Il mio brano ed il video sono rappresentazioni realistiche di quello che osservo, tuttavia non credo sia impossibile arrivare a risolvere il problema, ma moriranno tante altre donne prima che questo succeda. Secondo me la musica in questo senso può essere una soluzione per iniziare a cambiare, a far smettere agli uomini di aver paura delle donne cosicchè le donne non debbano aver più paura degli uomini. Dato che il sesso penalizzato è quello femminile, credo che una storia del genere raccontata da un uomo abbia secondo me in generale molto più effetto. Ma i cambiamenti sono lenti ed io non credo sarà Doppia Identità di Domity a sradicare il problema, così come non lo ha fatto Keep Ya Head Up di Tupac 25 anni fa. Ci vuole più tempo.

2.Come sei giunto a raccontare la storia di questa ragazza (che rappresenta il tormento di tante donne) ? Oltre alla necessita di affrontare tematiche sociali nella tua musica, hai avuta una qualche esperienza diretta, cioè una tua conoscenza o amica ha affrontato una situazione simile?

– Mi piace studiare le dinamiche che anche inconsapevolmente regolano la società, quindi osservo molto le persone a partire da quelle con cui ho a che fare più spesso. Non ho mai avuto esperienza diretta con una ragazza che poi è arrivata al punto di morire ma ne ho avute molte con donne che hanno vissuto tutto il resto, ed osservando i rapporti tra donne e uomini, non necessariamente sentimentali, mi sono interrogato su alcune costanti che poi sono alla base del discorso della domanda precedente, così è nata questa canzone.

3.Forse, anzi probabilmente, tutti abbiamo una doppia identità, spesso anche tripla o multipla, anche se in essa non necessariamente si nasconde nessuna personalità violenta, ci si augura. Di certo, però, esiste un nostro IO tormentato che ad un certo punto della vita può decidere di venir fuori e di essere la parte dominante della nostra identità. Credi che il più delle volte le sofferenze sono una sorta di punizione che ci auto-infliggiamo perché in quel dato momento della nostra vita vogliamo, abbiamo necessità di soffrire?

– In un certo senso credo che le sofferenze siano in parte auto-inflitte, ma non per forza volontariamente. Credo che con intelligenza, volontà, e la fortuna che basta, si possa uscire da quasi ogni situazione negativa, solo che la combinazione dei vari elementi è rara, e non è detto che se ci si trovi in possesso di tutte le armi a disposizione si conosca poi la maniera giusta di usarle. Per legare questa risposta alla canzone, credo che nessuna donna abbia voglia di morire ammazzata, e se si è arrivati a quel punto vuol dire che c’erano degli squilibri in entrambe le personalità dei protagonisti, perciò ho menzionato la Sindrome di Stoccolma. L’equilibrio credo sia per l’uomo la cosa più difficile da raggiungere e secondo me la sua mancanza è direttamente proporzionale alla sofferenza.

4.A partire da tutto ciò che ti ho chiesto sin ora, raccontaci come nasce Domity. Non intendo tanto dal punto di vista artistico che già avrai raccontato tante volte. Dicci chi è Domity oggi, quel che sei diventato grazie alle esperienze di vita. Cosa è che senti? Cosa vuoi trasmettere?

– Ho iniziato a scrivere canzoni 10 anni fa, a 17 anni si è spesso e giustamente immaturi, si creano conflitti interni ed esterni e mi sentivo come una bomba sempre pronta ad esplodere. I presupposti per un’evoluzione artistica c’erano già all’epoca, ma il percorso va di pari passo con quello personale, quindi per me sarebbe stato impossibile sin dall’inizio dedicarmi alla musica e a qualsiasi altra cosa seriamente e con l’impegno dovuto. L’unica cosa che sono certo sia rimasta la stessa è il fatto che lo faccio per me. Tutti siamo più o meno egoisti e se non si soddisfa questo bisogno risulta difficile anche aiutare gli altri, perciò credo che i problemi che analizzo nelle mie canzoni derivino anche dall’insoddisfazione e dall’ipocrisia dell’uomo. La scrittura è per me un modo per uscire da qualsiasi situazione. Quando penso ad una nuova canzone ho solo la base musicale e le sensazioni che questa mi trasmette, e da lì poi arriva l’idea, il tema principale, ma se non hai un minimo di background alle spalle, il prodotto finale sarà una rovina. Tra l’idea iniziale ed il foglio bianco, tra il voler scrivere una canzone e scriverla c’è un abisso, lo stesso che c’è tra voler risolvere un problema e risolverlo. Il mio primo disco è il prodotto di un lavoro fatto nel tempo e fortemente voluto, e credo che chi lo ascolti attentamente questa la cosa la riconosca. Adesso mi sento più rilassato e già rispetto al mio primo album sto scrivendo in maniera diversa, perchè è proprio il mio approccio alla vita che è cambiato, se sai come risolvere i problemi questi diventano più leggeri, così anche il mio secondo lavoro, sarà più leggero ora che ho preso una certa padronanza in materia. Ma prima di risolvere un problema bisogna riconoscerlo, ecco perchè la necessità di scrivere questo disco, forse per trasmettere che la leggerezza, le soddisfazioni, arriveranno dopo i tanti sforzi e non sono solo un’utopia se le ricerca davvero.

 

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