Intervista a Damiano Davide per “Viaggio in Texas” – La ricerca conta più della scoperta

Intervista a Damiano Davide per “Viaggio in Texas” – La ricerca conta più della scoperta

Parliamo di Viaggio in Texas, il primo romanzo di Damiano Davide

Damiano Davide è nato a Napoli nel 1987. Pianista, compositore e direttore d’orchestra, lavora principalmente nell’ambito della musica lirica, cui affianca il suo forte interesse per la musica popolare. È autore di testi e poesie, Viaggio in Texas è il suo primo romanzo. Esso racconta l’avventura di un tour in Texas con una folk band. Un romanzo di viaggio in una terra dalle mille sfaccettature, il tutto filtrato dagli occhi di un musicista in cui non mancano momenti di introspezione, ma anche pronto ad aprirsi agli incontri che il viaggio riserva.

Il suo è un racconto di un viaggio in una terra lontana e, soprattutto in uno stato mentale nuovo, è la ricerca di una verità che possa rappresentare il proprio essere interiore. Come tutti i viaggi, però, non è importante la meta ma il percorso con ci si si arriva, allora non è la scoperta della verità, che non esiste in una forma assoluta ed indiscutibile, a far crescere un uomo ma la fatica accumulata nella ricerca di essa.

Viaggio In Texas – Sinossi

Ha trent’anni, è in crisi e da tempo desidera mettere piede negli Stati Uniti. Basta una telefonata di vecchi amici di una band folk-bluegrass (La Terza Classe) e parte per il Texas. Houston, Austin, Dallas, il confine con il Messico, San Angelo, Amarillo, il Canyon di Palo Duro e l’insperata Route 66 sono le tappe di quest’avventura. La musica popolare americana accompagna il furgone sgangherato lungo una linea d’asfalto che attraversa l’immensità del deserto. Ci si innamora di questa terra, in cui il fascino dei cowboy si lega alla tragica realtà delle minoranze. Ci si innamora, infine, dell’idea stessa del viaggio.

-1 Il compimento dei 30 anni rappresenta, quasi sempre, un momento di forte crisi di identità, si passa dall’essere ragazzo alla maturità, il divenire uomo. Il protagonista del libro decide di avventurarsi in Texas per ricercare una presunta verità della propria esistenza. La ricerca della tua verità si è manifestata nel concepimento e nella stesura di questo libro?

La cosa curiosa è che l’incipit del libro, “La verità è l’unica cosa che conta”, è una frase che mi sono appuntato nei primi giorni del viaggio, quando non avevo ancora in mente l’idea di raccontare tutto in un libro. La verità di questa storia è tutto ciò che sta oltre l’aspetto puramente “turistico”, tutto ciò che ha significato per me e tutto ciò che, spero, possa suggerire ai lettori. La cosa più importante, credo, è proprio il desiderio di scoperta, di conoscenza, che sono raggiungibili solo spogliandosi delle proprie caratteristiche accessorie. Per quanto mi riguarda, sia il viaggio, sia la rielaborazione dell’esperienza attraverso la scrittura mi hanno dato tanto in questo senso. Ciò che importa, credo, è arrivare a comprendere quanto sia essenziale questo tipo di ricerca personale.

-2 Dalla nostra parte del mondo, le Americhe hanno da sempre rappresentato, nell’immaginario collettivo e nei pensieri di tutti, un mondo lontano, diverso e simbolo di opportunità e di fascino. Ma qual è l’America interiore, l’opportunità esistenziale, che si può riuscire a trovare in un percorso, geografico e introspettivo, come quello descritto in “Viaggio In Texas”?

Bella domanda! Ho provato a raccontare che lo spazio, queste terre immense e sconfinate alle quali non siamo proprio abituati immediatamente ci suggeriscono l’idea che esisti l’opportunità e la possibilità di trovare un posto per se stessi. Ed è esattamente il contrario di ciò che accade dalle nostre parti, per questo siamo così affascinati dall’America. La realtà dei fatti è che, ovviamente, ci sono problemi e difficoltà innegabili per tantissime persone. Gli incontri che più mi hanno colpito sono stati quelli con le cosiddette “minoranze”, con tutti coloro che non sono né bianchi né ricchi, ma che in certi casi rappresentano in effetti quasi la maggioranza della popolazione. La differenza più grande è che negli Stati Uniti, in maniera anche ingenua talvolta, credo ci sia ancora spazio per la speranza, mentre noi europei abbiamo sempre più difficoltà a immaginare un futuro che sia migliore del presente.

-3 Qual è la tua personale Route 66, qual è il percorso che unisce il Damiano musicista con il suo l’essere scrittore?

Ultimamente sono sempre più convinto che avere a che fare con qualsiasi espressione artistica vuol dire lavorare con la narrazione, col racconto di una storia, anche laddove non c’è un testo. In questo la mia formazione musicale forse mi è tornata utile nella stesura di questo libro, però credo che questo racconto sia così personale da risultare completamente spontaneo. Mi ha aiutato tantissimo il prendere appunti giorno dopo giorno, così da non dover ricorrere troppo né alla memoria né a un lavoro strutturale complesso. Il percorso è semplicemente l’incredibile esperienza che ho vissuto, quella è stata la “strada maestra”.

-4 Partendo dal Texas quale sarà il tuo prossimo “viaggio”?

Il viaggio, lo spostamento, fanno parte del mio lavoro ma dopo l’esperienza in Texas ogni viaggio che non fosse per fini lavorativi l’ho vissuto in maniera diversa rispetto a prima. La cosa curiosa è che le ultime revisioni del libro sono avvenute nel mio secondo viaggio negli Stati Uniti che ho intrapreso lo scorso autunno, ancora una volta con gli amici de La Terza Classe. Stavolta ho attraversato più di dieci stati e ho imparato a conoscere ancora meglio questo paese. Per quanto riguarda i miei futuri “viaggi” creativi probabilmente farò tesoro di quanto ho imparato e sono sicuro che arricchirà anche il mio essere musicista, soprattutto nella composizione.

 

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